10 agosto 2007

Tabella Viscosità dell'OLIO

Classificazione della viscosità dell’olio

Classificazione della viscosità dell’olio: viene indicata sulle etichette con la sigla SAE (Society of Automotive Engineers), le diverse gradazioni SAE riguardanti gli oli motore vengono indicate con un numero che rappresenta la viscosità alla temperatura standard di riferimento; gli oli multigrado, hanno una doppia indicazione rispetto ai monogrado. L’indicazione è rappresentata da un numero prima della lettera W (iniziale della parola Winter = inverno, in inglese) gradazione a freddo, un secondo numero segue la lettera W che indica la viscosità a caldo.
Esempio: SAE 10W40, oppure SAE 10W60 ecc., praticamente da quanto ho potuto apprendere leggendo qua e là il primo valore dovrebbe indicare la viscosità a freddo (misurata alla temperatura standard di 17.8° C), il secondo a caldo (misurata alla temperatura standard pari a 98.8° C)..correggetemi se sbaglio.
La viscosità descrive l’indice di scorrimento o, la cosiddetta, “resistenza allo scorrimento”. Può essere misurata lasciando cadere una sferetta d’acciaio in un recipiente colmo d’olio e misurando il tempo di discesa della sfera: in pratica la sfera nei fluidi piu viscosi scenderà più lentamente impiegando tempi maggiori nella discesa rispetto a fluidi meno viscosi. Ovviamente la viscosità dell’olio varia in funzione della temperatura: alte temperature rendono l’olio piu liquido e quindi la viscosità diminuisce, ecco perché è stato inventato olio multigrado, ovvero un olio che contrariamente all’olio monogrado sia il più congeniale possibile per un motore, ovvero, il piu fluido possibile a freddo e denso a caldo. Infatti a motore freddo è necessario che l’olio raggiunga il piu in fretta possibile tutte le parti che necessitano di lubrificazione nei primi istanti di funzionamento del propulsore e dunque in questi istanti è bene avere la massima fluidità dell’olio o una cosiddetta minore resistenza allo scorrimento (bassa viscosità); a motore caldo invece occorre avere l’olio con una maggior resistenza allo scorrimento (maggiore viscosità) perché ormai tutte le parti del propulsore sono ormai ben lubrificate ma le temperature sono salite notevolmente rispetto ai primi minuti di funzionamento del medesimo e dunque a motore caldo serve viceversa olio denso per garantire la massima sicurezza ed efficienza del motore anche a pieno regime e per lunghi periodi d’esercizio. Ecco perché l’olio multigrado ha doppia indicazione di viscosità, es. SAE 10W40, dove il primo valore indica la viscosità a freddo (che dovrebbe essere appunto di 17.8° C) ed il secondo a caldo (che dovrebbe essere di 98.8° C).
Indice di viscosità (VI) : è la funzione di proporzionalità temperatura/viscosità che dipende dal tipo d’olio. Il grado con cui la viscosità varia al variare della temperatura è allora un’importante indice, caratteristico d’un certo olio: prende il nome di indice di viscosità e viene indicato con la sigla VI.
Piu VI è maggiore, minore è la dipendenza della viscosità dall’aumento della temperatura. In poche parole gli oli con alto VI sono piu stabili e risentono meno delle variazioni di temperatura. Ad esempio, un olio 95 VI è viscoso alle basse temperature e fluido a quelle alte, mentre un 140 VI non varia sensibilmente la viscosità.
Scegliere la corretta viscosità in base alle specifiche temperature d’utilizzo è importante. L’olio deve fornire adeguata lubrificazione in qualsiasi momento, senza divenire né troppo fluido né troppo denso. Viscosità inadeguate possono provocare molti problemi, tra cui: se troppo denso 1) potrebbe surriscaldarsi a causa dell’eccessivo attrito dell’olio sulle parti meccaniche; oppure si potrebbe presentare l’incapacità dell’olio a raggiungere con sufficiente rapidità le parti da lubrificare subito, come nei casi di avviamento a freddo del motore. se troppo fluido invece 1) si potrebbe presentare una inadeguata lubrificazione alle alte temperature e/o alle alte pressioni e conseguente rottura del velo d’olio con conseguenti grippaggi.


Classificazione delle proprietà dell’olio: la viscosità, importante proprietà di un olio, viene classificata tramite gli standard SAE. Le proprietà sono classificate tramite le gradazioni API, CCMC, MIL ed altre. In particolare la più diffusa è la classificazione API (American Petroleum Institute) indica le caratteristiche dell’olio secondo questo schema: S + una lettera per gli oli adatti ai motori a benzina; C + una lettera per gli oli adatti ai motori diesel. Gli oli più buoni ed aventi le migliori caratteristiche sono indicati dalle lettere avanzate: oggi mi pare si sia è arrivati alla lettera L/M per gli oli adatti ai motori a benzina, credo alla lettera G/H per quelli diesel; nei motori moderni dovrebbero essere impiegati oli aventi caratteristiche a partire almeno dalle sigle CF/SH e CG/SJ.

Cambio dell’olio: Nei motori non sovralimentati l’olio viene principalmente stressato nelle canne dei cilindri dove esistono temperature piú alte ed è lí che esso esercita tutte le sue importanti azioni protettive ed è soggetto a stress meccanico maggiore. Inoltre i residui della combustione avvenuta in camera di scoppio possono, seppur in piccole parti, trafilare ed inquinare l’olio causando la formazione di acidi che tendono ad alterarne le caratteristiche. Nei motori turbo, invece, l’olio subisce il maggior stress termico all’interno del turbocompressore a causa delle elevate temperature localizzate sull’alberino di sostegno delle giranti. Questo alberino è sorretto da un cuscinetto flottante, cioè non fissato, che viene mantenuto in sospensione grazie al solo velo d’olio in pressione. Il cuscinetto ruotando ad altissime velocità è protetto dal velo d’olio che lo sostiene ed è proprio questo forse il punto piú critico dell’intero turbocompressore: la sua natura lo rende infatti soggetto ad immediato grippaggio in assenza, anche brevissima, di lubrificazione oppure in presenza di prolungata lubrificazione inadeguata come potrebbe essere quella fornita da un olio ormai degradato la cui densità non è piú sufficiente, alle alte temperature, a creare un velo denso e resistente.
Una volta presso una stazione di servizio in autostrada ho visto un tizio spegnere una Uno Turbo, che probabilmente aveva percorso molti chilometri ad alta velocità, nel momento in cui arrestava l’auto per parcheggiare…..il motore ha fatto “puff” e il tizio è rimasto a piedi….era partito proprio l’alberino del Turbo perché così facendo non aveva permesso all’olio di raffreddare quella parte critica del suo motore ponendo in essere la procedura, detta cooldown (permettere all’olio di raffreddare le parti critiche semplicemente lasciando girare il motore qualche minuto al minimo), in breve spegnere subito il motore dopo un esercizio gravoso provoca l’interruzione del flusso d’olio a cui segue, per via dell’eccessivo calore localizzato nei punti più critici, la carbonizzazione dell’olio ormai fermo che si trova in luoghi soggetti a temperature altissime. Le conseguenze sono immediate e negative: l’olio è carbonizzato e si grippa a causa della rottura di quel velo d’olio necessario per una corretta lubrificazioni delle parti meccaniche critiche.
Tornando in tema cambio olio si deve dire che condizioni d’impiego particolari del mezzo che provocano maggior carico del lubrificante impongono una piú frequente sostituzione del medesimo fluido. Particolari utilizzi gravosi sono per esempio 1) il traino con percorrenze di lunghi tragitti ad alta velocità o l’utilizzo del veicolo in percorsi montani con salite molto lunghe, ripide e da percorrere a basse medie velocità – potrebbe comportare un precoce decadimento delle proprietà lubrificanti dell’olio causate dalle alte temperature d’esercizio; 2) percorrere brevi tragitti a motore freddo – comporterebbe il rischio di contaminare il lubrificante con il liquido refrigerante per il fatto di non raggiungere quasi mai le corrette temperature d’esercizio del fluido; 3) L’utilizzo del veicolo su percorsi polverosi – potrebbe comportare la contaminazione del fluido da polveri aspirate da filtri intasati ecc…
Tutte queste tipiche condizioni di utilizzo impongono una maggior frequenza di sostituzione dell’olio: di solito i costruttori in tali casi suggeriscono la sostituzione del fluido con percorrenze chilometriche ridotte fino alla metà rispetto al cambio normale ed in questi casi è bene attenersi a tali suggerimenti se si vuole conservare a lungo la salute del motore.
In ogni caso non è consigliabile prolungare arbitrariamente i normali intervalli di sostituzione consigliati dal costruttore, anzi se si cambia prima è solo un bene anche perché la modesta spesa di denaro che si affronterebbe compensa ampiamente i vantaggi in termini di minori consumi e maggiore durata ed affidabilità del nostro propulsore magari effettuando il cambio d’olio ogni 10.000 15.000 km anziché i 20.000 prescritti.


E' stato l'esercito americano che nel lontano 1941 ha introdotto le prime classificazioni di oli pe motore. Erano le cosidette specificazioni MIL. Piû o meno nello stesso tempo l'istituto petrolifero americano (API) ha elaborato delle specificazioni che vennero appunto chiamate API e facevano una divisione in due classi. La classe C (commercial) riguardava gli oli per i motori diesel e la classe S (service) per i motori a benzina. A ogni lettera della classa veniva aggiunta una seconda lettera che esprimeva le caratteristiche dell'olio in questione. Per i motori a benzina si iniziò con la classificazione API SA. Ora siamo alla specificazione API SL. Per i motori diesel le specificazioni attuali sono API CF.
Le specificazioni API sono state però create per il mercato e per le automobili americane. Vale a dire: motori di grossa cilindrata con numero di giri massimi abbastanza limitato.
Fu per questo motivo che i produttori di motori in Europa decisero di introdurre specificazioni più adatte al mercato ed ai motori prodotti in Europa. Si cominciò con le specificazioni CCMC (Comité des Constructeurs d'Automobiles du Marché Commun) Con le classi G (=gasoline) per motori a benzina, D (diesel) per motori a gasolio per automobili e PD per motori diesel per autocarri.
A partire dal 1 gennaio 1996 le specificazioni CCMC vennero sostituite dalla più moderne specificazioni ACEA (Association des Constructeurs Européens d'Automobiles). Per i motori a benzina esistono le specificazioni ACEA A1 fino a A3 e per i motori Diesel le specificazioni ACEA E1 fino a E4.
Quindi: per i motori di automobili europee bisogna guardare unicamente le specificazione ACEA. Le specificazioni API sono studiate per il mercato americano e non ci devono interessare a meno che qualcuno di voi non abbia la pazza idea (mi ricorda una canzone di Patty Pravo: Che pazza idea fare l'amore con te...) di comperarsi un rottame della GM o, peggio, della Daimler-Chrysler.


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Scheda Tecnica GTV V6 Turbo Benzina

Scheda Tecnica

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ALFA ROMEO Gtv/Spider - Gtv 2.0i V6 turbo cat L
Tipo Autovettura : Coupè Sportivo

POTENZA MOTORE
Cavalli Fiscali 20
KiloWatt 148 kw
Cavalli 201 cv
Giri al minuto 6000 giri/min

DATI GENERALI
Tipo Carrozzeria coupé tre volumi
Cilindrata 1996 cc
Tipo Carburante benzina senza piombo
Numero Porte 2 porte
Numero Posti 4 posti

MOTORE
Cilindri 6 cil. disposti a V (60°) 2 valvole per cilindro
Turbo turbocompressore Garrett T23
Trazione anteriore
Tipo di Cambio meccanico
Numero marce 5
Normativa inquinamento Euro 2

PRESTAZIONI
Velocita Max. 235 km/h
Accelerazione da 0 a 100 Km/h in 7.4 s

CONSUMI
Urbano 16.6 litri/100 Km
Extra-Urbano 7.5 litri/100 Km
Misto 10.8 litri/100 Km

DIMENSIONI E PESI
Lunghezza 4.285 m
Larghezza 1.78 m
Altezza 1.318 m
Passo 2.54 m
Massa 1430 kg
Massa rimorchiabile 1000 kg
Capacità Serbatoio 70 litri
Capacità Minima 110 dm3

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Note Extra

  1. Tra tutti i GTV prodotti la versione V6 Turbo è stata la più pesante causa presenza gruppo turbocompressore,intercooler e relativa massa liquidi

  2. E' l'unica versione,fino al 1998,ad avere la vaschetta liquido lavavetro posteriore,nascosta nel fianco bagagliaio

  3. E' l'unica versione,fino al 1998,ad avere il filtro aria a pannello e non cilindrico come ad esempio i Twin Spark o il 3000 V6

  4. Dopo il GTV V6 3200 24v è questa la versione con più coppia.Difatti questa versione ne ha di più pure rispetto alla versione V6 3000 24v,anche se nel momento dell'overboost,di cui è dotata.

  5. Assieme alla versione 3200 V6 24v,nonostante sia molto più vecchia come motore (ed è pure a 12v...),ne ha la stessa guidabilità:il 2000 V6 Turbo essendo plurifrazionato regala sin da subito tanta coppia e si è in classe fiscale 20CV il che non guasta al portafogli,mentre il bollo sicuramente non è quello di un 3000/3200...altri punti a favore..

Motore V6 Alfa Romeo:progettazione,storia e sviluppo

PROGETTO V6 Alfa Romeo




Il progetto dell’attuale motore V6 AlfaRomeo, risale alla fine degli anni 60, nasce parallelamente alla progettazione dell’ammiraglia Alfa 6, la quale necessitava per grandezza e prestigio di un motore di grossa potenza e di cubatura superiore ai 2000 cc.
Si decise quindi per un architettura V6, avendo scartato il 6 cilindri in linea in quanto con le esperienze maturate negli anni 50, si erano verificati problemi torsionali dell’albero motore, che ne limitavano il potenziale prestazionale.
Il primo V6 montato su Alfa6 aveva una cilindrata pari a 2492 cc con diametro pistone pari ad 88 mm e corsa pari a 68,3 mm con anglo delle bancate di 60°, rapporto di compressione apri a 9:14, Pot. 117,6 Kw a 5800 giri/min e coppia apri a 228 Nm a 4000 giri/min.

Fù scelto un angolo delle bancate di 60° per avere un motore più compatto possibile, più stretto di un V6 con bancate a 90° e più corto di un 6 cilindri in linea, le teste del motore avevano una disposizione a V delle valvole di 46° molto stretta, soluzione tradizionalmente usa dall’Alfa per motivi Tecnico/prestazionali, per quanto riguarda il comando delle valvole non venne realizzato un comando diretto da parte degli alberi a camme, come d’uso comune in Alfa, in quanto una soluzione del genere non era ancora auspicabile per quei tempi su di un motore con questa Architettura.
Si realizzò quindi un sistema (fig.2) nel quale un asse a camme (1) comandava direttamente le grosse valvole d’aspirazione (2) mentre le più piccole valvole di scarico (3) , raffreddate al sodio,si alzavano mediante l’azione di un bilanciere (4), che si muoveva sotto la spinta di un asta (5) comandata dall’ asse a camme.


Di questo motore sono sempre state apprezzate la silenziosità, dovuta anche all’utilizzo dell’Intercooler che conseguentemente attenua i rumori di aspirazione, e la notevole disponibilità di coppia a basso numero di giri .
La nascita del 3000 24V fu la naturale evoluzione dell’originario 3000 12V. Tutta la parte bassa del V6 fu ripresa dall’originario 12V, ma a partire da pistoni, teste, valvole, 4 alberi a camme, tutto il sistema di comando di questi ultimi e la gestione elettronica fu riprogettato inserendo anche un innovativo sistema di accensione a bobine singole. Come detto all’inizio il V6 fu studiato con un angolo, tra le valvole, molto stretto 46° con grossi vantaggi che quest’architettura comporta, nel 24V si è voluto estremizzare questo concetto, realizzando un angolo di 37° 10’, che ha permesso un notevole guadagno in termini di permeabilità della testata a 24V rispetto a quella con 12V. La distribuzione di questo motore è a 4 alberi a camme che comandano direttamente le valvole di aspirazione e scarico, tramite bicchierini idraulici che assicurano il controllo automatico del gioco valvole.

In occasione del lancio della 156 GTA nel febbraio 2002, la cilindrata del V6 fu portata a 3179 cc con diametro del pistone uguale all’originale 3000cc cioè 93mm e corsa ora pari a 78mm. Questa soluzione, che ha richiesto la riprogettazione dell’albero motore ,è stata scelta in quanto il diametro del pistone è ormai arrivato al limite con i suoi 93mm.

Ecco in breve la storia di questo mitico motore ultimo baluardo della tecnologia Alfa I.R.I.I.
Ora se vogliamo scendere nel dettaglio ancora più specifico possiamo ancora analizzarne degii aspetti tecnici.

“Alfa Romeo vuol dire motori”. Questa frase dovrebbe spiegare, meglio di tanti giri di parole, cosa significa il marchio del Biscione nella storia dell’automobile. E proprio di uno dei mitici motori Alfa, il 6 cilindri a V, verrà ricordata, di seguito, la nascita e l'evoluzione.
Nei primi anni ’70, essendo il mercato dell’auto in continua espansione, la casa di Arese pensò di realizzare un'ammiraglia da equipaggiare con un sei cilindri di cilindrata superiore ai due litri. Lo sviluppo del motore e dell’auto destinata a montarlo, l’Alfa 6, si interruppero nel 1974 a causa della crisi petrolifera. Passato il momento critico, nel 1978 avvenne il debutto dell’ammiraglia Alfa.
Il motore dell’Alfa 6 era un sei cilindri a V di 60° di 2492 centimetri cubici di cilindrata.La potenza massima dichiarata era di 117,6 kW (160 CV) al regime di 5800 giri/min. e la coppia massima era di 228 Nm a 4000 giri/min.; il rapporto di compressione era di 9:1.
La scelta dell’architettura a V di 60° fu preferita per una serie di motivi: il motore sarebbe stato più corto di un normale sei cilindri in linea e più stretto di un sei cilindri a V di 90°, mentre l’altezza era un compromesso tra i due.


L’albero a gomiti, poggiante su 4 supporti al banco, dato il suo minor sviluppo in lunghezza, era soggetto a carichi torsionali di più modesta entità rispetto ad un sei cilindri in linea che invece era soggetto a vibrazioni che ne limitavano le prestazioni ai regimi più elevati. In particolare, i supporti al banco del V6 Alfa erano soggetti a piccole coppie d’inerzia del secondo ordine non equilibrate, che avevano modeste ripercussioni sulla rotondità di funzionamento ed sul confort della vettura.
Particolare interesse ha la testata del motore ed in particolare il comando valvole. Queste erano disposte con un angolo di 46° tra loro: una disposizione a V stretto, questa, che ricordava da vicino quella del 4 cilindri che equipaggiava la GTAM e che fu poi un punto fermo per lo sviluppo del Twin Spark. Per quanto riguarda il comando valvole occorre ricordare che l’Alfa era famosa per il comando diretto delle valvole tramite l’albero a camme, ma questa soluzione su di un motore a V avrebbe comportato la presenza di 4 alberi a camme, due per bancata. La soluzione non venne ritenuta ancora matura per i tempi e quindi venne sviluppato un sistema a singolo albero a camme per bancata (fig. 3)

L’albero a camme 1 comandava direttamente le valvole di aspirazione 2, mentre le valvole di scarico 3, raffreddate al sodio (come da tradizione Alfa romeo), si alzavano mediante l’azione di un bilanciere 4, mosso da un’asta 5, comandata dall’asse a camme. I due alberi di distribuzione e le relative pulegge erano disposte all’interno della V del motore in modo da ridurne l’ingombro.
L’alimentazione era affidata a 6 carburatori invertiti: l’Alfa fu l’unico costruttore ad adottare l’alimentazione singola per un sei cilindri, scelta che portò a benefici in termini prestazionali e in termini di rispetto delle normative antinquinamento.
Da ricordare che nel 1982 venne presentata, soprattutto per motivi fiscali, una versione da 2000 centimetri cubici (1996 cc).
I motori Alfa sono sempre stati caratterizzati, nel corso delle loro evoluzioni, da un aumento di cilindrata e nemmeno il V6 sfuggì a tale regola. Nel 1987, in occasione del lancio della 75 venne presentato il 3000 cc (2959 cc) accreditato di 141 kW (192 CV) di potenza massima a 5600 giri/min con una coppia massima di 245 Nm a 3000 giri/min.
Nel 1991 debuttò la versione sovralimentata del 2 litri, montata sull’ammiraglia 164, che conciliava le esigenze fiscali dell’epoca (sopra i 2000 cc l’Iva era al 36%) con quelle Alfa Romeo di sportività ed alte prestazioni.

La sovralimentazione di tale unità motrice (fig. 5), tramite un

turbocompressore Mitsubishi (fig. 6), fu possibile per la flessibilità offerta dagli avanzati sistemi elettronici di gestione del motore (quali il controllo della detonazione per ogni singolo cilindro) e della sovralimentazione, nonché per la capacità del motore plurifrazionato di resistere a potenze specifiche elevate.

Questo V6 fu il primo V6 costruito in grande serie capace di erogare una potenza specifica superiore ai 76 kW/litro (103 CV/litro). La potenza massima era di 152 kW (207 CV) a 6000 giri/min e la coppia massima di 306 Nm a 2750 giri/min: tali valori permettevano performance di primo piano alla 164, con una accelerazione da 0 a 100 km/h in 7,7” ed una velocità massima superiore ai 240 km/h.
Nel 1992 ci fu un’ulteriore importante evoluzione, il 3.0 V6 fu dotato di quattro valvole per cilindro (fig. 7).

Il V6 24 valvole derivò molti degli elementi dal V6 12 valvole, quali il basamento, le canne, l’albero a gomito, la pompa, il filtro e la coppa dell’olio, oltre a vari accessori secondari.

Realizzati espressamente per il 24 valvole furono gli stantuffi, le teste dei cilindri in alluminio, gli alberi di distribuzione con il loro sistema di comando, il sistema di gestione ed accensione elettronici, le candele (che avevano, per la prima volta, una durata di 100.000 km) con bobine singole ed, ovviamente, le valvole. In precedenza si è ricordato come l’angolo fra le valvole del 6 cilindri a 12 valvole era di 46°: per il 24 valvole, tale valore venne ulteriormente ridotto a 37°10’. Un angolo così acuto tra le valvole permette di ottenere una camera di combustione di superiore compattezza, riducendo le perdite per calore, e condotti di aspirazione dall’andamento verticale rispetto all’asse del cilindro.
La maggiore efficienza di aspirazione (permeabilità) del V6 24 valvole, rispetto al V6 12 valvole, era evidente a tutte le alzate valvola. Particolare importanza venne data al raffreddamento della testata, creando vie di circolazione dell’acqua per far nascere moti turbolenti in grado di migliorare lo scambio di calore.
La distribuzione del V6 24 valvole prevede 4 alberi a camme comandati da una cinghia dentata con relativo tendicinghia e con un ammortizzatore idraulico che frena le oscillazioni della cinghia. Gli alberi a camme agiscono sulle valvole tramite bicchierini idraulici che permettono il controllo automatico del gioco valvole.
Il 3 litri V6 a 24 valvole, nella sua massima espressione che equipaggiava la 164 più sportiva (la Quadrifoglio e la successiva Q4), arrivò ad erogare (in versione catalizzata) 168 kW (228 CV) che permettevano alla 164 di toccare i 245 km/h.
In occasione del lancio delle versioni GTA di 147, 156 e 156 Sportwagon è stata presentata l’ultima evoluzione di questo motore Alfa Romeo, che prevede l’aumento della cilindrata a 3200 centimetri cubici (3179 cc)

Procedura omologazione pneumatici

PROCEDURA RICHIESTA MISURA ALTERNATIVA PNEUMATICI


1.PROCEDURA NULLA OSTA DALLA CASA
A prescindere dai cerchi che si vorrebbero montare...
In questo caso, innanzitutto accertarsi cosa sta esattamente scritto sul libretto di circolazione con riferimento alle misure di pneumatici attualmente montabili. Dopodiché, accertato che la misura che si vorrebbe non ce l'avete già sul libretto, sarà necessario far aggiornare il libretto direttamente alla motorizzazione.
Per far questo è però necessario ottenere prima dalla Casa un nulla osta.
Per ottenere il nulla osta dalla Casa è necessario scrivere a:

FIAT AUTO S.p.A - Programmi e Distribuzione
Via La Manta, 2
10134 Torino



indicando con esattezza:
- la misura di cerchi e pneumatici per la quale si richiede il nulla osta;
- i proprio nome, cognome, indirizzo completo e numero telefonico.


E' necessario anche allegare:

- la fotocopia della carta di circolazione.



Il servizio è gratuito e bisogna tener presente che, in media, passano 25 giorni per ottenere risposta (positiva o negativa).
Una volta ricevuto (al proprio indirizzo) il nulla osta, sarà sufficiente recarsi presso gli uffici della Motorizzazione e richiedere l'aggiornamento della carta di circolazione.
Per evitare inutili errori, il mio consiglio è quello di informarti prima col gommista sulla misura esatta di pneumatici che sono realmente disponibili sul mercato. Inoltre è consigliabile anche accertare quali siano le misure omologate sulle Alfetta (GT-GTV) di cilindrata e potenza superiore: aumenterai così le probabilità che il nulla osta ti venga rilasciato senza problemi.



Gentile Sig. NOME COGNOME,

grazie per la Sua e-mail.

In merito alla sua richiesta, Le indico la procedura da seguire:

inviare richiesta scritta, allegando copia del libretto di circolazione e indicando esattamente la misura dei pneumatici o cerchi che intende montare e il proprio indirizzo e recapito telefonico, a

FIAT AUTO S.p.A. - Programmi e Distribuzioni - corso Agnelli 200 - Torino.
Fax 011/0038334

Riceverà una risposta anche in caso negativo; in caso positivo riceverà la documentazione da presentare alla Motorizzazione per l'aggiornamento del libretto.

Rimaniamo a Sua disposizione.
Cordiali saluti

Angela Mancino
Customer Care Alfa Romeo






La questione ipotizzabile potrebbe essere la seguente: le 225/45/17 hanno una data circonferenza di rotolamento. Passando ai cerchi da 18", bisognerà ovviamente diminuire l'altezza della spalla del pneumatico per mantenere inalterata la circonferenza di rotolamento. Mantenendo la stessa sezione trasversale (quindi sempre 225), la misura corretta per non variare la circonferenza dovrebbe essere la 225/40/18. Montando invece una /35 avremo inevitabilmente una circonferenza leggermente inferiore a quella di partenza coi cerchi da 17". L'auto, quindi, subirà un leggero decremento della velocità di punta... Ma non credo che la cosa sia eccessivamente disatrosa. Del resto è esattamente la stessa cosa che accade in altri casi: la 146 Pack Sport, per esempio, montava le 195/55/15 al posto della 195/50/15 della corrispondente versione normale: auto identica nei rapporti di trasmissione ma circonferenza di rotolamento diversa. Stessa identica cosa passando (sempre su 145/146) dai 195/50/15 ai 205/45/16... Insomma, lo sfalsamento certamente c'è ma non e poi così eccessivo.....


2.PROCEDURA NULLA OSTA DALLA CASA COSTRUTTRICE DI PNEUMATICI/BODY KIT

In questo caso l'iter burocratico sarà agevolato da canali preferenziali (ovviamente...) tra la Casa (Alfa Romeo - Fiat) e il produttore di pneumatici o kit estetici.Il potenziale cliente affida tutta la documentazione cartacea inerente e necessaria al produttore stesso che espleterà appunto per conto terzi del cliente,tutte le pratiche.
I vantaggi sono facilmente deducibili per entrambe le parti:
il cliente si evita tutte le trafile e le spese (raccomandate,telefonate,esaurimenti nervosi..)
la ditta produttrice si fa una nomea pubblicitaria senza pari e in più,vende maggior numero di prodotti.

3. PROCEDURA DI IMPORTAZIONE DIRETTAMENTE DA STATO MEMBRO CEE/UE

In questo caso non si richiede l'intervento del nulla osta da parte della Casa ma la motorizzazione civile è "costretta" a trascrivere sul libretto di circolazione da destinare all'aquirente/possessore italiano tutte le modifiche regolarmente registrate sulla carta di circolazione del venditore,solitamente tedesco,oppure i numeri di omologazione del TUV (l'organismo tedesco che le certifica e le rilascia:se un dispositivo viene venduto con questo certificato basta esibirlo in Germania senza che ci sia la trascrizione..) in maniera che sia inequivocabilmente chiaro,certo e sicuro che sulla carta di circolazione italiana compariranno e non saranno contestabili dalle forze dell'ordine.Praticamente si otterrebbe un'immatricolazione di un esemplare unico alla fin fine....Attenzione di pagare tutte le imposte e tasse doganali,in particolar modo l'IVA per non vedersi sequestrato il veicolo un domani.Procedura da seguire solamente se oltre a voler montar pneumatici maggiorati si ha l'occasione proprio di poter acquistare un veicolo nuovo in un altro Stato CEE....

4. PROCEDURA DI OMOLOGAZIONE PRESSO LA MOTORIZZAZIONE CIVILE TRAMITE COLLAUDO

In questo caso,che rappresenta una sorta di via crucis in Italia,si fanno montare gli pneumatici/cerchi sulla propria automobile e si fa redigere una piena ed approfondita relazione tecnica da un ingegnere,regolarmente iscritto all'Albo,e quindi competente in materia.Poscia,si andrà alla Motorizzazione Civile dove,assieme a tutta la documentazione precedentemente compilata di richiesta collaudo,lo si effettuerà assieme agli ingegneri della stessa.Se l'esito sarà positivo,la nuova misura/modifica sarà trascritta sul libretto di circolazione del veicolo che dovrà essere quindi aggiornato.Tale procedura se ha un esito positivo è più unica che rara,in quanto in Italia ogni Motorizzazione Civile,che ha sede in onguna delle nostre province usa pesi e misure diverse per la risoluzione della stessa problematica..Qualora aveste pero' la fortuna di entrare in possesso di un libretto di circolazione (ovviamente fotocopiato) di qualcuno che ha già fatto la modifica misura pneumatici che a voi interessa, e volete ottenere, potete andare presso la vostra Motorizzazione provinciale e far richiesta di estendere tale misura alternativa,trascrivendola sul VOSTRO libretto di circolazione....questo è cio' che prevede la nostra assurda legge.

PROTEO - il prototipo -

Proteo Concept Car


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In 1991 at the Geneva Motorshow, the Proteo concept car was presented to the world. Based on the 164, it was a coupe which was used to develop the GTV and Spider. The chassis was shorter than the 164 and used a quad-cam V6 with 24 valves producing around 260bhp to drive all four wheels. It also incorporated four-wheel-steering.

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A parte il fedele riportare in inglese dal sito originale in cui anni fa si poteva trovare questo articolo,c'e' ben poco da aggiungere.La nota più dolente è che il progetto nella fase conclusiva abbandono' le 4 ruote sterzanti (un auto che la adopero' fu il Mitsubischi GT3000 Biturbo..una bomba giapponese ancora in voga tra gli appassionati...) secondo cio' che decise il consiglio direttivo FIAT dell'epoca.Non fu mai messo in cantiere di farlo nascere con una trazione integrale (all'epoca c'era il favolosa sistema di trazione integrale proposto ed installato sulla 164Q4 con il V6 da 235 CV con Torsen:superiore a qualsiasi altro sul mercato,e che nulla aveva a che fare con quello ad esempio installato sulla 155Q4,che prevedeva un altro sistema o peggio ancora dei 33 Permanent4,quest' ultimo a giunto viscoso..) e dotato dell'ottimo cambio Getrag di origine austriaca,se non erro.Curioso comunque,che come la Brera,nemmeno il GTV venne realizzato "in toto" com'era stato concepito originalmente.


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