02 marzo 2020

IL VULNUS - POSSESSORI DI UN' ALFA ROMEO DI UN DIO MINORE

Caro Direttore,

anche se ci siamo conosciuti in piu' occasioni mi rivolgo a te in veste di Presidente a Direttore della Rivista che dirigi e di cui giustamente rivendichi il taglio editoriale.
Come presidente di un club, che da oltre 10 anni si batte e si spende sul territorio, mi sei piaciuto in questo "editoriale", proprio perchè hai toccato nel vivo cio' contro cui lottiamo ogni singolo giorno, nei vari punti di vista che hai espresso - e sostenuto anche a piu' riprese nei post in calce.

Non solo per la maniera in cui stoicamente, quasi come un nuovo eroe Garibaldino, tenti di far passare una serie di concetti che,almeno si possa ricordare a memoria d'uomo, saranno almeno 30 anni che rappresentano ben piu' di una mera diversità di veduta o divergenza d'opinione.
Cito Garibaldi in quanto venne definito "l'eroe dei due Mondi": non che il panorama Alfista si aspetti cosi' tanto da te, perchè sarebbe sobbarcarti di un compito che non solo non hai chiesto ma che sarebbe impossibile per chiunque.
Ma contro il quale purtroppo ti sei ritrovato a dover far i conti, com'e' tristemente ovvio che sia nella grandissima, ed autolesiva, comunità Alfista.



Siamo davanti ad una "frattura ideologica": un vulnus insanabile, che ha colpito dentro, la maggior parte degli appassionati - se non la quasi totalità dell'epoca, del trapasso, dal "pre" al "post" FIAT dell'86.
Un periodo sicuramente cruento, duro, spietato nei suoi tratti piu' crudi: c'e' tanta bibliografia, articoli di giornali o testimonianze dell'epoca su cui e a cui far affidamento, per conoscenza e cultura personale in maniera seria.

E per chi non c'era ad assistervi direttamente, c'e' stata una grandissima campagna mediatica sin da subito, sin dall'epoca nella comunità Alfista "pre 86" che ha eretto un virtuale muro di Berlino, siglato dalla loro parte con "Alfa vere" ed "AlFIAT" da quella di chi si era "post 86": perchè è di questo che stiamo parlando.

Usiamo i termini come stanno, usiamo quel gergo da comunità Alfista che oramai è assodato, recepito nell'uso comune - e che magari ad oggi, dopo 30 anni anche puo' anche strappare un sorriso, in quanto piu' di qualche personaggio che ha contribuito alla diffusione di queste idee si sta anche estinguendo per anzianità di servizio.

L'Alfiattaro è stato, e sarà sempre, trattato come figlio di un dio minore, come un Alfista di serie B, come un disgraziato che ha scelto un'Alfa Romeo di produzione post 86 (o cmq non di concezione IRI, per essere precisi -ndr) bollato, nella migliore delle ipotesi, come un ignorante che non sa "cosa c'era prima" e che prima, soprattutto "era tutto perfetto".

Ora lo sappiamo: bisogna
santificare tutto cio' che è stato fatto "prima".
Cosi ci possiamo sorbire conferenze da collaudatori (!).
Cosi ci possiamo sorbire resoconti da odierne personalità che all'epoca non erano che degli sconosciuti numeri sul libro paga.
Cosi' ci possiamo sorbire politiche di propaganda di club ed associazioni che impongono la loro visione da uno scranno, dall'alto, come se avessero in mano il Vangelo o la verità in tasca.
Come se nessuno potesse acculturarsi per conto proprio, pensando con la propria testa e farsi un'idea di cio' che è stato.
Indipendentemente da chi la Storia la racconta da vincitore davanti un microfono: perchè se ha davanti un microfono, si sente un vincitore, senza che nessuno possa smentirlo.

La tua difesa è stata accorata a favore di questa categoria, di cui, molti, moltissimi di noi fanno parte: io in prima linea, io che amo tutta la gamma prodotta, senza distinzione alcuna.

Il mondo è cambiato, l'Alfista è cambiato: il concetto stesso di automobile è cambiato, come quello di mobilità.
L'Alfista è sempre stata la categoria piu' razzista nei confronti dei suoi stessi simili: i possessori di Giulia coi paraurti d'acciaio vedevano di cattivo occhio l'ascesa delle transaxle, con la capostipite Alfetta, che vide nell'SZ il suo canto del cigno come filosofia meccanica e costruttiva.
I cultori del transaxle dimenticano facilmente gli anni in cui dominarono (!) e si misero a criticare ferocemente tutto cio' che era ALFIAT: indiscriminate campagne d'odio dalla 145/146, soprattutto sulla 155, per arrivare alla 156 et similia e flagellare la 159.

Chiaro, adesso che la 156 ha compiuto vent'anni e puo' godere di alcune esenzioni di natura fiscale, alcuni di loro la stanno pure rivalutando: ci domandiamo allora la coerenza..ma forse non è nel loro DNA: contano che la gente si dimentichi gli strali lanciati contro nei tempi che furono, ma non è cosi...verba volant, scripta manent..



Poi arrivarono la Giulia, e lo Stelvio: e dove sono finiti tutti coloro i quali volevano il ritorno degli stilemi, valori tecnici, patrimoni costruttivi  che hanno tanto decantato, che gli mancavano, che ne volevano il ritorno.
Ed è qui che i sostenitori del "pre 86" hanno contribuito a creare un altro danno, dopo già tutti quelli fatti.

Forse il piu' grosso: perchè pur di dar contro a "FIAT" / "FCA" hanno negato sè stessi, la loro coerenza, le loro origini che tanto decantano e sostengono di amare.
Sono stati accontentati:in tutto e per tutto, in una piattaforma, la Giorgio, ed in due vetture che sono al vertice del riferimento della categoria come prodotto.
Ma non è bastato: oh no, affatto, senno' li avremmo visti tutti comprarsi delle Giulia, no?
L'ottusa visione "pre 86" ha vinto ancora una volta, ha prevalso e la frattura ideologica di cui sopra, il vulnus ha contribuito ancora a generare danno: la stessa massa di deliranti untori di idee ha contribuito non poco ad inoculare concetti errati a svantaggio di un prodotto ineccepibile e pluripremiato all'estero.

Si, pluripremiato dagli stessi tedeschi, esperti giornalisti e tecnici di quel paese da dove derivano le principali concorrenti di Giulia e Stelvio, perchè non si contano i premi vinti in ogni categoria da questi modelli.

Pur di non dar atto a FCA, questi sedicenti Alfisti pre 86, non hanno acquistato una Giulia: Regina che detiene tutte le caratteristiche di una VERA ALFA ROMEO, come da loro decantata ed osannata come tale per tecnica e filosofia costruttiva.
La prima motivazione che mi viene in mente è magari semplice: ma che gran parte di essi siano morti di fame e non se la possano permettere una Giulia?
Perchè è facile decantare il Busso montato sulle 75 sin dagli anni 90, magari declinato a 3.2 piu' di recente quando si vive in Lombardia, lo sappiamo benissimo, grazie alle agevolazioni fiscali che discriminano cittadini da serie A in quelli da serie B,ma di questo parliamo dopo, in quanto la colpa è delle associazioni che dovrebbero tutelarle su tutto il territorio.

Difficile è compare un prodotto NUOVO, ed ammettere che finalmente si è tornati al vertice costruttivo e tecnico della categoria: tutto quello che questi fenomeni, permettimelo, volevano, l'hanno avuto ma non è bastato.
Non aver acquistato una Giulia ha significato tradire la propria natura, la propria essenza, il proprio credo ed aver contribuito al suo fallimento commerciale.


Pero' vedi caro Direttore...se "loro" sono riusciti a contribuire fino a questo punto, tu come potresti con un semplice, per quanto accorato, editoriale, fargli cambiare idea?
Come potresti tu pretendere di trasformare la loro ottusa visione in un'ottica piu' aperta ed illuminata?
La risposta è puramente accademica: non puoi, purtroppo.

Loro considereranno sempre il ragazzo possessore di MiTo , il giovane che pretende i FULL LED sulla Giulia o la signora che vuole lo Stelvio per portar i figli a scuola non dei veri Alfisti: ma non ci credono nemmeno loro.
E' che una delle regole della propaganda è crearsi un nemico ben distinto, una categoria, un qualcosa per far valere le proprie idee e la propria visione.
Che poi fra 20 anni cambia eh..



In questo hanno trovato terreno fertile anche in chi avrebbe dovuto difendere la categoria debole degli Alfiattari: enti prestigiosi che hanno redatto Liste Chiuse, per poter incassare quote di iscrizione nel tentativo di creare il vivaio del domani.
Enti che non hanno saputo valorizzare questa categoria, che non hanno saputo trattarla come alla pari delle altre Alfa iscritte, che sotto sotto "se non si presentano è meglio" ai loro eventi in quanto - appunto - nemmeno loro le considerano "vere Alfa Romeo" ma figlie di un dio minore, di cui ripeto, vergognarsi.
Non meritevoli nemmeno dell'appellativo della categoria di instant classic: ma di una cosa sola sono meritevoli, versare la quota, per essere sfruttati come numero.

Perchè quando li parcheggiavamo agli eventi da loro stessi organizzati, il proprietario della Montreal arrivato presuntuosamente in ritardo, non voleva finire accanto alla 156, nonostante gli si facesse la cortesia di farlo parcheggiare nell'area riservata.
Lesa maestà che strappa un tenero sorriso ma che a noi responsabili della logistica di un evento dove si dovevano parcheggiare oltre 200 auto strappo' una dura risposta.

Quindi se nemmeno questi Enti hanno saputo tutelare e far passare il messaggio che anche queste Alfa Romeo sono tali, come possiamo sperare che lo possa fare tu?

Non ti crucciare, passa avanti e non ti curar di loro, volgi il tuo sguardo altrove - scrivevano menti piu' illuminate delle nostre.

Anzi, proprio tu che citi gli SCARB, ti consiglio vivamente di andarci al loro Spettacolo Sportivo e viverlo al 100%: come noi facciamo da oramai 6 anni consecutivi: è una tappa obbligata del nostro calendario sociale.

Visto Spettacolo Sportivo, tutto cio' che vedi qui, in Italia è nulla.

E proprio per questo ti fermi un attimo e pensi se ha senso lottare per spiegare a questa massa retrograda ed ancorata ad ancestrali concetti che il loro ragionamento è errato.
E ti accorgi che il tempo va speso per fare altre cose, migliori: il tempo stesso ci penserà a loro, estinguendoli come il meteorite fece coi dinosauri milioni di anni fa.

Ed accetta un consiglio secolare "Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io"..


Rodolfo P. Frausin
Presidente Stile Alfa Romeo


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