09 maggio 2009

Il nostro nobile stemma - parte 2a - by Maurizio Lodola

Dal nostro caro,ed in questo caso,molto colto,Maurizio/Alfa147GT a proposito di "nobiltà di origini" ci ricorda le origini del nostro amato e stupendo Stemma,un po' diverso da come lo conosciamo oggi..già tempo fa ce ne occupammo ma in questi ultimi giorni sul forum c'e' stato un approfondimento e ci sembrava doveroso integrarlo,riproponendo il tema!



"..L'Alfa Romeo è l'unica casa automobilistica al mondo ad essersi fregiata, come stemma distintivo, dei due simboli della sua città d'origine: la croce rossa su campo bianco simbolo di Milano ed il biscione visconteo.



L'origine dello stemma del Comune di Milano è avvolta nella leggenda.

Infatti, il più antico stendardo milanese pare risalga al 1045, anno in cui avvenne la pacificazione tra il popolo e i nobili della città, dopo un periodo di lotte sanguinose: il popolo aveva un'insegna bianca, mentre quella dei nobili era rossa. Dopo la pacificazione, le due insegne furono poste una accanto all'altra e, nei secoli subito successivi, lo stemma acquistò la forma attuale: Croce rossa in campo bianco. La scelta per il simbolo della Croce trae le sue origini, probabilmente, dall'emblema dei crociati; il suo colore rosso deriva dall'antica insegna medievale dei nobili, anch'essa rossa. La scelta per il campo bianco che fa da sfondo alla Croce, invece, è stata fatta tenendo conto della tradizione medievale che ricordava l'insegna bianca del Popolo. Venne utilizzata anche durante le guerre contro Federico Barbarossa come simbolo della Lega Lombarda, costituitasi a Pontida per liberare il Nord dall'oppressione germanica. Da allora molte città del Nord Italia adottarono questo emblema.



Più controversa è l'origine dello stemma visconteo, il Biscione. Essa risale al tempo di Matteo Visconti (detto il Grande), nominato da suo zio (l'arcivescovo di Milano Ottone Visconti) podestà e capitano del popolo. Matteo il Grande, considerati i precedenti oscuri del proprio casato, era consapevole della necessità di creare una gloriosa saga dei Visconti da tramandare ai posteri. Quindi, egli chiese agli scrittori della sua corte di elaborare sia la storia che la leggenda della famiglia, inventando in particolare le imprese gloriose degli antenati.

Ebbene, si racconta che tra i reduci della prima Crociata dopo la presa di Gerusalemme del 1099, ci fosse anche un non ben definito capostipite della famiglia dei Visconti, morto a Roma nel 1111. Duellando intorno alle mura di Gerusalemme, egli avrebbe ucciso un nobile saraceno il quale portava come stemma inciso sullo scudo un serpente divorante un uomo.

Secondo altre opinioni, però, il trofeo strappato al saraceno dal Visconti non sarebbe stato uno scudo ma un cimiero, simbolo della gloria militare che incoronava l'eroe. Il Biscione, in questo caso, deriverebbe allora dalla tradizione longobarda (i Longobardi, infatti, portavano come amuleto il serpente azzurro, loro simbolo, in una borsetta appesa al collo e lo usavano come insegna militare), raccolta dai Visconti i quali avrebbero fatto proprio l'antico simbolo longobardo: il Biscione in campo azzurro (perché azzurro era il serpente dei Longobardi) appunto, espressione della loro potenza e delle loro ambizioni. Il drago, simbolo araldico di fedeltà, di vigilanza e di valore militare divenne il loro emblema, mentre l'uomo (o il bambino) raffigurato tra le sue fauci rappresenterebbe i nemici dei Visconti che il Biscione è sempre pronto a distruggere. La corona che gli cinge la testa denota il simbolo di regno, mentre il bambino si presume sia l'infedele, il saraceno, che viene sbranato dai cristiani durante le crociate.



Questo è quanto ci ha tramandato la storia. Il bambino divorato dal biscione potrebbe anche non essere il moro, l'infedele, anche perchè non si sa se veramente i Visconti abbiano partecipato alle crociate. Il simbolo araldico della famiglia è stato ideato sulla base di una retro-storia puramente di fantasia. I Visconti nel periodo del loro massimo splendore alimentarono le più fantastiche leggende circa le proprie origini. La creazione di genealogie fantasiose all'epoca era di moda, in realtà le origini del ramo della famiglia Visconti che per secoli dominò Milano sono molto più prosaiche: i Visconti erano infatti i signori di Massino (l'attuale Massino Visconti), piccolo villaggio sulle rive del Lago Maggiore, dove risultano presenti dal XII secolo come vassalli arcivescovili.



In termini storici si ritiene si trattasse di una delle famiglie di capitanei che l'arcivescovo Landolfo (978-998) investì dei feudi detti caput plebis. La documentazione relativa risale al 1157 e da essa risulta come i Visconti fossero titolari del capitaniato di Marliano (l'odierna Mariano Comense). In epoca coeva, comunque prima del 1070, ottennero l'ufficio pubblico di visconte che poi diventò ereditario in tutta la discendenza maschile. Alla funzione di visconti, o vicari del conte, si collega l'adozione dell'insegna recante una vipera che ingoia un rosso saraceno, tuttora nello stemma del Comune di Milano. Ben presto la famiglia si suddivise in diversi rami, alcuni dei quali investiti di feudi lontani da Milano, mentre il ramo che diede alla città la dinastia signorile viene fatto discendere da Umberto, deceduto nella prima metà del XII secolo. Suo figlio Ottone (1207-1295) nel 1262 fu investito dell'arcivescovado e, appoggiato dai suoi capitanei e valvassori, sostenne una lunga lotta contro la fazione popolare capeggiata dai Della Torre, contro i quali prevalse a Desio nel 1277. Egli fece leggere capitano del popolo, nel 1287, il pronipote Matteo I (1250-1322), cui l'imperatore Adolfo concesse il vicariato nel 1294. Di certo si sa che, una volta sconfitti i Della Torre ed una volta assoggettati tutti i domini e le signorie limitrofi, ben oltre i confini della Lombardia (nel suo massimo splendore, il Ducato di Milano arrivò a possedere anche Genova, Bologna e gran parte del Veneto), il simbolo araldico viene modificato: il mostro, persa la sua caratterizzazione di "cattivo", porta in bocca un fiore. Non dovendo più seminare paura tra i nemici, viene amichevolmente chiamato col nome di "biscione".



A conclusione, se si analizza anche la corona blu attorno al simbolo, si può notare che oltre alla scitta A.L.F.A. MILANO, sulle prime vetture (quindi i marchi più datati) comparivano due nodi, uno a destra della scritta A.L.F.A. ed uno alla sua sinistra (diciamo posizionati tra A.L.F.A. e MILANO). Si tratta dei nodi sabaudi, facenti riferimento alla casa regnate dei Savoia, omaggio ai Re d'Italia. Nel 1946, con l'avvento della Repubblica tali nodi vennere sostituiti da due semplici losanghe. Nel 1972, con l'apertura dello Stabilimento Alfasud, vengono tolte anche le losanghe e si perde la scritta MILANO.."

Ringraziamo veramente Maurizio/Alfa147GT per averci dato una sana rinfrescata sul profondo significato del nostro Stemma..e soprattutto fa veramente piacere che sia fra noi giovani leve che fra i veterani del Club,l'interesse per le origini del Marchio sia in egual modo vivo e vegeto piu' che mai..ù

Aggiungiamo una nota integrativa di Stefano Agazzi,dell'Automobilismo Storico Alfa Romeo:

"
L’origine del simbolo si perde nella notte dei tempi e nella molteplicità delle leggende tramandate fino ai giorni nostri.

È possibile trave una di queste interpretazioni nel “libro di Giona”, un testo contenuto nella Bibbia, nel quale si narra che Giona decise di imbarcarsi per Tarsis per sfuggire al Signore, che gli aveva comandato di andare a predicare a Ninive.
La nave, però, venne investita da un grande temporale. Giona, quindi, dopo essersi fatto coraggio svelò ai suoi compagni il misfatto. Questi ultimi per salvarsi decisero di buttare in mare Giona, che venne in seguito inghiottito da un grande pesce.
Dal ventre del pesce, dove rimase tre giorni e tre notti, Giona rivolse a Dio un'intensa preghiera. Il Signore decise, quindi, di ascoltare Giona ordinando al pesce di vomitarlo.

Col tempo, nell’iconografia, il grande pesce ha assunto sempre più l’aspetto di un serpente, anche a causa della trasmissione orale (pochi erano in grado di leggere i testi scritti).

Durante la prima crociata, Otone, capostipite dei Visconti (famiglia che governava Milano durante il Medioevo), uccise un nobile saraceno e, come da tradizione, ne assunse le insegne; tali insegne raffiguravano un serpente con l’uomo tra le fauci.

La scena è tutt’ora visibile su una lunetta della porta del Duomo di Milano. Di qui la diffusione dello stemma a Milano e in tutta l’area lombarda.

Il serpente anche simbolo di rinnovamento (l’animale, come è noto, cambia completamente pelle).
Di conseguenza anche l’uomo che esce dalle fauci dell’animale ha subito un processo di purificazione e cambiamento. Giuseppe Merosi si è ispirato proprio a questa simbologia nell’ideazione del marchio Alfa Romeo.

Per qualsiasi approfondimento, potete comunque consultare il libro “Il Marchio Alfa Romeo”, scritto da Gonzalo Alvarez Garcia ed edito da Alfa Romeo nel 1972."

Topic sul nostro forum qui: http://stilealfaromeo.forumfree.net/?t=39253444

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